Ekin Fil
Ghosts Inside
LP HMS 042


Music Won't Save You

August 2017

Mai come nel caso di Ghosts Inside la nazionalità turca di Ekin Üzeltüzenci si manifesta nei suoi dischi sotto l’alias Ekin Fil: un tempo di note tensioni pubbliche e difficili vicende familiari ha infatti caratterizzato il periodo di elaborazione del suo nuovo album, che segue esattamente di un anno il precedente Being Near. Come già in quel lavoro, anche nelle undici tracce di Ghosts Inside la Üzeltüzenci sviluppa la propria estetica drone-folk in bassa fedeltà, tuttavia non più in una prevalente accezione di narcolessia sognante bensì in una dimensione aliena, popolata appunto da fantasmi, che aleggiano tra riverberi e incorporee armonie vocali.

Ciononostante, l’inquietudine dell’artista turca trova nella creazione musicale uno strumento di autentica catarsi, attraverso il quale traduce la sua palpitante emozionalità in un incessante gioco di riflessi tra specchi oscuri. Un velo di tenebra aleggia infatti sul lavoro, a partire dalle disagevoli modulazioni dell’iniziale "Let Go," seguite da occasionali fremiti e stratificazioni pulsanti, che introducono nel lessico dell’artista turca inediti echi ritmici ("Like A Child," "Episodes"), pur in prevalenza soffocati da scie sintetiche dalle sfumature wave mai così pronunciate ("Before A Full Moon").

In simile contesto, l’artista turca non manca tuttavia di esercitare il suo fascino misterioso, che continua a trasparire in scheletri di canzoni dai contorni piacevolmente indefiniti ("Used To Be", "Fin", "Final Cut") e soprattutto nei residui episodi dotati di una compiutezza armonica dai tratti ancora sognanti, ricamata da nebbiose risonanze pianistiche ("Simple Past", " With The Birds"). Il sofferto diario personale di Ghosts Inside diventa così al tempo stesso un messaggio di speranza e vivacità creativa da parte di una delle voci femminile drone-folk più complesse e singolari, non soltanto per il suo Paese di provenienza.